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lunedì 25 novembre 2013

LA LIBERTA' - Natalino Balasso

Si parla molto di libertà. E non è un caso che si percepisca nel contempo il ruolo di servitù della maggior parte delle persone. Non si aspira però veramente ad essere liberi, ma liberti, cioè liberati per manomissione di un padrone generoso. Questo tipo di libertà è quella delle opportunità. Si pensa quindi che la ricchezza dia una maggiore libertà. Ma un ricco non è più libero, ha solo un guinzaglio più lungo.
Se andiamo ad analizzare l'abbondanza di opportunità, potremmo fare un esempio bizzarro: prendiamo due aspiranti suicidi, uno è nella sua stanzetta al piano terra, senza gas e senza corrente, non ha oggetti con cui farsi del male, tenta di trattenere il respiro ma non riesce ad andare all'altro mondo; un altro invece è in cima a una scogliera, ha una pistola carica, una bottiglietta di veleno, coltelli, lamette e ferramenta varia. Il primo rinuncia all'intento, il secondo mette in atto il suo scopo perché ne aveva tutte le opportunità. Ma il giorno dopo, quello che non è riuscito a suicidarsi ha la possibilità di fare ancora molte cose, sicuramente ha la possibilità di cambiare idea, quello che ci è riuscito no. Perché le cose che facciamo, le cose di cui ci interessiamo, dipendono sempre dalle idee che abbiamo in testa e le idee che abbiamo in testa dipendono da noi stessi solo in minima parte.
A cosa serve dunque avere opportunità se la nostra mente ci mette a disposizione idee rozze su come utilizzarle? Che libertà è una libertà senza pensiero?
C'è però un'altra libertà che è la capacità di utilizzare quello che si ha, anche se si ha poco. L'inventiva, la creatività umana sono portatrici di questa libertà, che è più preziosa e in confronto alla quale l'altra libertà, quella delle opportunità, somiglia a quel panettone da 80.000 euro che non è affatto più buono degli altri, è solo pieno di oggetti preziosi, preziosi per una certa civiltà in una certa epoca ma inutili ai fini del gusto alimentare.
Una nuova corrente di studiosi della neurologia e dell'infanzia afferma che siamo tutti geni fino a 5 anni. Dopo di che, piano piano, smettiamo di esserlo. C'è qualcosa nella nostra civiltà o, semplicemente, nella nostra crescita che ci preclude moltissime possibilità. Non ultima l'educazione scolastica. Altre, ce le precluderemo da soli, quando saremo grandi.
Lachlan Connors è un giovane atleta di lacrosse. Il lacrosse è uno sport mutuato dagli indigeni del Nord America, una specie di hockey su prato. Un giorno Lachlan, durante un'azione di gioco, batte la testa. I medici gli dicono che non potrà mai più praticare sport di contatto, troppo pericoloso. 
Nel giro di pochi mesi, scopre un'attitudine musicale fino a prima sconosciuta e in poco tempo impara a suonare 13 strumenti musicali. Era una possibilità che c'era già nella sua testa, ma ha dovuto prendere una capocciata per scoprirla.

Grazie a Natalino Balasso.

lunedì 28 ottobre 2013

Il mio cane ieri pomeriggio, ... - Natalino Balasso

Il mio cane ieri pomeriggio, alle cinque e mezza, è venuto da me e mi ha guardato come se fossero le sei e mezza. Mi guardava dall'alto in basso, come fa spesso, dal momento che sto seduto per terra. Quando sono a casa, leggo all'aperto, sotto il portico. Passo ore seduto per terra, col mio cane che mi dorme vicino. Penso di essere un raro caso di punk a bestia borghese. Insomma, ho pensato che anche il mio cane, con questa storia di mangiare in orari regolari, è diventato un po' borghese. 
Ogni tanto se la prende con qualche tortora di passaggio, per onorare un contratto, poi mi guarda con l'aria di chi in fin dei conti serve a qualcosa. Ma forse è quello che piano piano son riusciti a inculcarci nella mente: la necessità di servire a qualcosa. Bisogna però fare attenzione a questo riflesso, perché si potrebbe finire come la canzone di Jannacci: gente che lavora da una vita e non ha ancora capito che cazzo sta facendo.

Ieri sentivo Renzi, che se facesse tutto quello che dice sarebbe un genio, ma a dirle le cose, è sempre più facile; un giorno discuti di futuro e socialità alla Leopolda, poi il giorno dopo ti svegli e scopri di essere nel PD. In ogni caso anche lui, come molti, diceva che bisogna partire dall'educazione. Ora, non nego che questa sia una cosa bellissima da dire, ma l'educazione in fondo non è che la trasmissione di ciò che sei, perciò noi possiamo immaginare riforme bellissime sulla scuola, sull'educazione come un programma di apprendimento, ma già un "programma di apprendimento" è una preoccupante tecnica asburgica. 


Se tu accompagni tuo figlio a scuola e, nel frattempo, parcheggi in doppia fila per prendere il giornale e lasci la macchina accesa e infami gli altri automobilisti sfogando il lato nascosto della tua personalità più truce, maschilista, omofoba, razzista, tanto sei nell'abitacolo; hai già fatto metà del lavoro educativo. Al resto ci penserà la scuola, che comunque è fatta degli adulti che compongono questa società, la quale non può trasmettere nulla di diverso da ciò che è. E dopo tutto questo insegnamento che mira alla fin fine a stabilire delle gerarchie tra chi farà un lavoro di astrazione e chi farà un lavoro di produzione, rischiamo di avere come unica priorità quella di servire a qualcosa.


Rischiamo di finire a guardare un padrone con la faccia di chi pensa: "Ho fatto la mia parte, dammi i tuoi avanzi". E considererà una conquista, grazie ai suoi sindacati, il fatto di poter godere di avanzi migliori rispetto ai servi di altre nazioni. Salvo dire, con l'appoggio della scienza (come se la scienza fosse generata da extraterrestri e non da umani), che siamo in troppi su questa Terra e, se anche le società povere stessero bene, (perché la nostra idea di stare bene è muoversi su ferraglia lucidata, tenere il riscaldamento acceso all'aperto e refrigerare a 18 gradi d'estate), la Terra sarebbe al collasso; insomma, ad essere di troppo sono sempre gli altri.

A volte si rischia di essere utili a qualcosa ma inutili agli altri. Invece di cogliere una grande opportunità da questa crisi e ripensare alla società, a ciò che produciamo, a come uscire dal circolo vizioso della percezione dei soldi con cui giocarsi una credibilità sociale, a come ripensare gli equilibri di produzione/inquinamento, lavoro/vita, esistenza/pensiero, stiamo facendo di tutto per far tornare questa società ciò che era prima. Per farla tornare, cioè, a com'era quando ha causato questa crisi.