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mercoledì 13 novembre 2013

Quarantamila obiezioni al mega allevamento di visoni - Il Richiamo della Foresta - Repubblica

Il progetto di realizzare a Modena quello che diventerebbe il più grande allevamento di visoni italiano, previsto con una capacità di quarantamila animali, scatena l’alzata di scudi degli attivisti in difesa delle altre specie. Associazione capofila, Essere Animali, che per sabato 21 dicembre ha organizzato un corteo di protesta e informazione, non prima di aver chiesto al Comune di Modena di prendere posizione.
“Certo, le amministrazioni locali non possono vietare per principio gli allevamenti da pelliccia, regolamentati da una legge nazionale: a tale proposito abbiamo infatti lanciato la campagna Visoni Liberi che ne chiede l’abolizione. Una proposta di legge in tal senso è già depositata alle commissioni referenti di Camera (C288) e Senato (Atto S62) e abbiamo invitato anche il Comune di Modena a sottoscrivere il disegno normativo” dicono da Essere Animali. “Ma le istituzioni modenesi non hanno le mani legate. E’ nelle loro competenze, ad esempio, valutare l’impatto sul territorio di un simile progetto, ancora in fase istruttoria”. (continua a leggere QUI!)

sabato 28 settembre 2013

Il maiale non è un animale sporco o grasso…è solo la vicinanza all’uomo che lo rende tale.

Il maiale non è un animale sporco o grasso…è solo la vicinanza all’uomo che lo rende tale.

L’essere umano, in particolare il “genere” onnivoro, è l’unica specie al mondo che odia le immagini di violenza e la violenza stessa perpetuata dallo stesso uomo ma ritiene poi necessario utilizzare come tornaconto il risultato di questa violenza attraverso l’alimentazione. Nessun onnivoro che io conosca personalmente riuscirebbe mai ad uccidere un maiale ma questi trova lecito (le proteine Nobili, che sono Nobili perché vincono lo scettro della violenza) l’uccisione del maiale o di qualsiasi animale nato e costretto al macello. Quindi il concetto stesso di violenza, come lo conosciamo o lo intendiamo, viene inevitabilmente delegato inconsciamente ad ALTRI, come se non fossimo stati noi a commettere l’efferato gesto della foto (in realtà è così ma non a livello etico). Moralmente riteniamo di aver assunto un comportamento ineccepibile (quanti di noi si lamentano delle trivellazioni per il greggio ma usano l’automobile?) difronte a noi stessi, o al nostro Dio (che di solito sono la stessa persona) rinunciando ad ogni confronto con chi definiamo “esaltati”, “oltranzisti”, “provocatori Vegan”, semplicemente perché interferisce coi nostri schemi mentali o la nostra coscienza, quasi come un virus con la cellula ("chi non la pensa come me è diverso"). “Tradizioni culinarie, proteine nobili e la storia del leone e la gazzella” rappresentano una delle nostre (loro) ultime autodifese nel NON voler comprendere l’orrore perpetrato dalle nostre papille gustative e dalla nostra coscienza, riconoscendo come “stupido” o “imbecille” (addirittura terrorista) chi dichiara la sua pace nei confronti di chi non vuole uccidere e mangiare. L’onnivoro NON vuole uccidere (coscienza delegata al caso) ma mangia per necessità (stomaco delegato all’ignoranza primordiale del gusto)
Ebbri del nostro smisurato EGO inghiottiamo qualsiasi cosa nello stesso modo in cui inghiottiamo e nascondiamo la nostra coscienza…qualsiasi cosa che non riguardi noi stessi non ci riguarda. Chiunque prova dolore per questa immagine di morte dovrebbe domandarsi 1.000 volte perché il proprio stomaco sia più forte della propria coscienza. Continua a condividere e mettere “Mi Piace” a milioni di cuoricini su facebook, io continuerò ad indignarmi anche per te…ma non puoi continuare per sempre a condividere "cose simpatiche e carine" e cagare cadaveri.
(rp)


FONTE

lunedì 3 giugno 2013

Brano su specismo, antispecismo, etica vegan (Claudio Serreli)

 Uccidere animali non è affatto indispensabile per la salute e la sopravvivenza umana. La risposta che veniva abitualmente offerta riguardava la supposta incapacità degli animali a provar sensazioni – considerate esclusivamente umane – quali la paura, l’angoscia, la rabbia, l’affetto, la noia. Si sosteneva che questi esseri, semplicemente, non fossero consapevoli di esistere, non avessero la capacità di formulare pensieri, di distinguere, per esempio, la differenza tra la libertà e la prigionia.

Pur considerando l’arretratezza e la mancanza di buon senso, di empatia e di sensibilità insite in questa risposta (che peraltro, oggi, è superata da prove e studi di etologia) Peter Singer chiese, allora, di considerare con attenzione il trattamento che veniva riservato a quegli umani che, per nascita o per disgrazia, non erano più in grado di formulare pensieri o di aver consapevolezza del loro essere qui e ora. Ovviamente, queste persone, ricevevano cure e attenzioni e, nessuno, a parte i nazisti di ben nota memoria, si sarebbe sognato di usarli come cavie per esperimenti, di rinchiuderli e di allevarli per sfruttarne la pelle, la carne, le ossa, il lavoro o il divertimento che potevano rendere.
Era dunque ovvio che la supposta incapacità degli animali a pensare non fosse la risposta giusta, non fosse, in altre parole, la reale discriminante che ci permetteva di decidere chi poteva essere torturato, ucciso e mangiato e chi, invece, aveva diritto alle cure e al rispetto.

Perché è chiaro che se la discriminante fosse stata unicamente quella fino ad allora esposta, anche gli umani cerebrolesi avrebbero dovuto patir le sorti degli animali cosiddetti “da reddito”.

Dopo questa “uscita” di Peter Singer, allora, diversi filosofi conclusero che quegli esseri umani avevano il diritto alla cura e al rispetto morale perché facenti parte della nostra specie, in altre parole per il solo fatto di essere umani.
E questa, in effetti, è la risposta a cui ricorrono tutte le persone che non desiderano affrontare in maniera aperta e completa la questione animale. È la risposta che si fornisce più abitualmente. Ma Peter Singer non si accontentò di questa risposta. Peter Singer chiese il perché. Chiese perché l’appartenenza ad una specie piuttosto che ad un’altra garantisse il rispetto morale, il diritto alla vita, la garanzia di non essere comprati, venduti, rinchiusi, mutilati, uccisi.

Nessuna risposta è ancora arrivata.

Ed è ovvio che sia così, per il semplice fatto che l’unica risposta possibile dovrebbe essere strettamente connessa all’ideologia del dominio: la base fondante del razzismo, del fascismo, del sessimo, del militarismo…tutti ismi da cui, in tanti oramai, pretendono di avere preso definitivamente le distanze. Se, infatti, decidiamo in maniera arbitraria che una specie può fare ciò che vuole di tutte le altre, perché mai non dovremmo accettare che una razza, un esercito, un sesso, un’elite, una casta possa fare altrettanto con tutti gli altri?

Purtroppo è sempre bene ricordare che dominare una persona, un popolo una specie significa intervenire sul suo ciclo biologico, sulla sua libertà, significa cancellare questa persona, negare la sua identità, negargli ogni opportunità di realizzazione.

L’antispecismo sceglie di superare drasticamente l’ideologia del dominio, sceglie di farlo in tutti i suoi aspetti mettendo in evidenza anche (e ovviamente non solo) la questione animale che è il primo dei tanti gradini che portano al vertice di una ben nota piramide basata sulla violenza, il controllo e la gerarchia.

Il punto essenziale, però, è che anche chi riconosce e combatte questa piramide, molto spesso, non si accorge di esserne parte integrante, di utilizzare le sue stesse dinamiche, di favorirne la crescita e la spietatezza.

Succedeva in tempi passati, quando i vecchi compagni, tornati a casa dopo le lotte politiche, sfruttavano le loro stesse mogli, o insultavano e picchiavano il figlio gay. Succede oggi a molti libertari che accettano e partecipano al dominio di tutte le specie animali, che accettano e finanziano strutture circondate da fili spinati dove vivono, stipati in luoghi angusti, terrorizzati, inseminati artificialmente, alimentati forzatamente, sfruttati e infine uccisi, miliardi di individui la cui unica colpa è quella di non essere umani.

martedì 12 marzo 2013

Attacca l'adesivo by "Oltre la specie"


ATTACCA L’ADESIVO

Campagna per la diffusione di un adesivo per la liberazione animale
Descrizione
Cari animalist* e antispecist*,
questo è un periodo di grande confusione del “movimento” animalista italiano. La confusione è dovuta sia alla breve storia delle idee rivoluzionarie necessarie a concepire gli animali da un punto di vista non più antropocentrico, sia agli inevitabili problemi che dobbiamo ancora affrontare per riuscire a diventare effettivamente un elemento di cambiamento culturale e sociale. La diversità delle nostre prassi dimostra che ogni gruppo, associazione, coordinamento ha idee differenti su come sia possibile arrivare il più velocemente possibile alla meta che tutti ci accomuna: vedere finalmente finire l’immane olocausto quotidiano subito dagli animali.
Non abbiamo certo la presunzione di avere delle risposte sul come e sul cosa si potrebbe/dovrebbe fare, anche se da sempre auspichiamo un maggiore dibattito, il più allargato possibile, tra tutte le realtà animaliste presenti in Italia. Senza una riflessione collettiva, faticosa ma indispensabile, crediamo sarà molto difficile, per non dire impossibile, poter mettere in atto delle modalità davvero efficaci per scalfire l’apparente indifferenza nei confronti della sofferenza animale.

Questa è una proposta, molto semplice, di facile realizzazione, che potrebbe essere la prima pietra, ancorché piccolissima, con cui iniziare a costruire insieme una identità più precisa per poi passare ad imbastire il lavoro per far nascere un movimento più unito e più consapevole delle proprie responsabilità e dei propri fini.

Come è successo in passato per altre campagne di sensibilizzazione su grandi temi sociali (pensiamo la faccina gialla di “Nucleare? No grazie”) proponiamo a tutti di adottare un adesivo unico, collettivo, che in un modo semplice e diretto potrà essere riconosciuto ovunque come un segno di speranza di una cultura che sta cambiando. Se questo adesivo fosse utilizzato da ogni attivista come un segnale, appiccicato ovunque per ricordare a tutti che gli animali non sono oggetti alla nostra mercé, forse ci accorgeremmo di essere in tanti a volere un cambiamento e questo ci darebbe più forza, più ottimismo e magari si rinforzerebbe in noi la consapevolezza di dover fare le cose uniti per poter far sì che le speranze diano vita a cambiamenti reali.

Siamo ben consci che non sarà un adesivo a cambiare nulla. Non è un pezzetto di carta appiccicato alla bicicletta che salverà gli animali. Non siamo così ingenui. Però non vogliamo neppure sottovalutare la spinta collettiva che un simbolo di lotta potrebbe avere sull’entusiasmo di tutti noi. Leggere la frase dell’adesivo un po’ ovunque è anche un modo per ricordare ad ognuno di noi il dovere di attivarci in prima persona per la liberazione di tutti gli animali, per cercare di aumentare continuamente di numero e di forza.

Ovviamente l’adesivo non riporta nessuna sigla di nessuna associazione. Consiste di una frase breve che non possa lasciare dubbi sul fatto che si riferisca a tutti gli animali, indistintamente. L’adesivo è stato fatto stampare in decine di migliaia di copie e verrà distribuito a tutti coloro che lo vorranno utilizzare e che ne faranno richiesta. Oppure ogni associazione o gruppo potrà stamparlo autonomamente presso una sua tipografia. 

Questo progetto potrà realizzarsi appieno solo se una grossa quantità di associazioni, gruppi e singoli attivisti deciderà di appoggiarlo. Appoggiarlo vuol dire impegnarsi per distribuire più adesivi possibile e attivarsi per dedicare un po’ di tempo e fantasia ad appiccicarli in giro.

Per aderire al progetto e per avere info e materiale contattateci su FB oppure potete scrivere a questo indirizzo marula@email.it o telefonare al 335-8376756.

COME AIUTARCI?

- METTI L'ADESIVO COME IMMAGINE DEL TUO PROFILO FACEBOOK

Siccome questa campagna sta partendo ora e necessita di essere conosciuta attraverso il passaparola, invitiamo tutti coloro che l’appoggiano a sostituire con l’immagine dell’adesivo il proprio profilo FB

- FOTOGRAFA L'ADESIVO


Speriamo di vedere l’adesivo appiccicato un po’ ovunque in tutta Italia! Ognuno di noi potrebbe investire 5 euro per comprare 100 adesivi da passare ad amici e conoscenti e da attaccare nei luoghi più disparati. Se vediamo questo adesivo in luoghi particolari, strani o divertenti, fotografiamolo e manduamo le immagini a marula@email.it Le immagini più significative saranno pubblicate.

- PUBBLICIZZA

Abbiamo bisogno di fare conoscere il progetto a più gruppi animalisti possibile. Abbiamo spedito centinaia di mail ma sicuramente non abbiamo contattato tutti. Invitiamo le persone e i gruppi che aderiscono alla campagna a pubblicizzare il progetto e coinvolgere i gruppi con cui lavorano. Clikkate mi piace e mandate ai vostri contatti!


Per qualsiasi informazione potete contattarci direttamente qui oppure inviare una mail a marula@email.it o telefonare al 335-8376756

COSTI DEL MATERIALE

Gli adesivi sono stampati, per ora, in due formati rotondi (diamtetro 9,5 cm e 14 cm). Ogni adesivo Ø 9,5 costa 3,5 centesimi. Ogni adesivo Ø 14 costa 7,5 centesimi. Abbiamo pensato di proporre dei pacchetti standard per risparmiare tempo. Nel caso, comunque, qualcuno volesse pochissimi adesivi o quantità superiori ai 1000 pezzi, ci contatti che accontenteremo tutti.

I costi COMPRENDONO le spese di spedizione

A) 90 adesivi Ø 9,5 + 5 adesivi Ø 14 = 5 euro
B) 50 adesivi Ø 9,5 + 25 adesivi Ø 14 = 5 euro
C) 30 adesivi Ø 9,5 + 35 adesivi Ø 14 = 5 euro
D) 10 adesivi Ø 9,5 + 45 adesivi Ø 14 = 5 euro

E) 190 adesivi Ø 9,5 + 10 adesivi Ø 14 = 10 euro
F) 110 adesivi Ø 9,5 + 50 adesivi Ø 14 = 10 euro
G) 70 adesivi Ø 9,5 + 70 adesivi Ø 14 = 10 euro
H) 30 adesivi Ø 9,5 + 90 adesivi Ø 14 = 10 euro

I) 290 adesivi Ø 9,5 + 15 adesivi Ø 14 = 15 euro
J) 170 adesivi Ø 9,5 + 75 adesivi Ø 14 = 15 euro
K) 110 adesivi Ø 9,5 + 105 adesivi Ø 14 = 15 euro
L) 50 adesivi Ø 9,5 + 135 adesivi Ø 14 = 15 euro