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lunedì 17 marzo 2014

Vivere con una gatta - Giulio Tarro

Immagine ritraente la mia MIA.
Quando incontrai Venerina era il 1972; lo ricordo come se fossi oggi.
Era una gelida domenica di gennaio e tornavo dall’Olanda dove avevo partecipato a non so più quale simposio scientifico; stanco morto, ero appena entrato a casa che lei mi accolse con un “Miao” pieno di irritazione, come se avessi fatto tardi a prepararle la cena. Come tutti i pignoli, ho la fisima di controllare la chiusura di tutte le finestre prima di uscire e, sbalordito, stavo per domandarmi da dove diavolo fosse entrata quella gatta che quella esplose un altro “Miao”. Irritato, mi guardai intorno per decidere il da farsi. Una gatta: figuriamoci! Con tutti gli impegni e i congressi che mi occupavano fuori casa, di certo non avrei trovato neanche un minuto per… Comunque, mi ricordai, in frigorifero c’era ancora una scatoletta di tonno. Ma si. Una bella mangiata di tonno e poi “quella è la porta”.
Ovviamente non è andata così. (continua a leggere QUI!)

venerdì 17 gennaio 2014

"IL SADISMO" - tratto da: Imperatrice Nuda - Hans Ruesch

(…) Quando il sadismo si manifesta in un adulto, raggiungendo vertici che ci fanno fremere di raccapriccio e di sdegno, allora si tratta di una forma patologica: di una malattia, un grave squilibrio mentale. E quale migliore attività per un individuo affetto da tale squilibrio che gli esperimenti su animali viventi? È l'unica attività che gli consente di soddisfare le sue tendenze senza incorrere nei rigori della legge, e può inoltre procurargli, senza fatica né talento, un lembo di gloriola "scientifica" o perlomeno un facile introito.

«Les brutes, que l'habitude rend impitoyables»: così li descrisse il medico belga François Dejardin, capochirurgo degli ospedali di Liegi, aggiungendo un commento quanto mai rivelatore: «Ogni essere sano trema alla vista e all'odore del sangue, e si risente di fronte al brivido sacrilego che in questi individui è espressione di godimento. Io ho visto degli sguardi orribili, esultanti e fieri del sangue versato, e nei quali si poteva leggere la soddisfazione del vantaggio ricavato: vantaggio pecuniario o di rinomanza».

Francois Dejardin non è dei nostri giorni, ma lo è un documento pubblicato dal governo americano, stranamente intitolato Trattamento umanitario degli animali usati nella ricerca (Humane Treatment of Animals Used in Research: Hearings before a Subcommittee of the Commitee on Interstate and Foreign Commerce, House of Representatives. U.S. Government Printing Office, Washington, D.C.), col resoconto completo di un'inchiesta condotta nel settembre 1962 da un comitato della Camera dei Deputati. La parola sadismo vi echeggiò di frequente da parte dei numerosi testimoni convocati, appartenenti al governo, agli atenei, all'industria. Tutti i testimoni sono nominati nel documento ufficiale, che consta di ben 375 pagine fitte di stampa.
Vi si legge ad esempio:
p. 84: «Il direttore di una scuola medica sembrava parteggiare per quegli individui sadici quando parlava di una eventuale legislazione restrittiva, e commentò con evidente soddisfazione: "Se volessi, potrei fare di nascosto qualsiasi cosa e menare per il naso tutti gli ispettori"».
p. 218: «In ogni classe di studenti di medicina se ne può sempre vedere un certo numero con tendenze sadiche...»
p. 264: «Non c'è nessun controllo sulle persone ovviamente sadiche, che avvolgono le loro vere motivazioni subcoscienti in una nebbia di termini scientifici».
p. 311: «È da tempo che le scuole mediche hanno riconosciuto che il ramo attira anche dei sadici, ai quali l'esercizio della professione offre una maniera socialmente accettabile di sfogare i propri istinti malsani».
p. 251: «Sono uno studente di medicina veterinaria... Non sono né un sentimentale né un fanatico. Ma non posso, sotto nessun pretesto, condonare quello che ho visto nel corso di pochi anni».
p. 346: «Nel settembre scorso frequentai la scuola medica di Chicago. Mi ritirai... Una delle ragioni era il trattamento crudele cui erano sottoposti gli animali da esperimento. Alcune delle persone che maneggiavano gli animali sembravano avere definitivamente tendenze sadiche...»
p. 250: «Indurre shock sperimentale, estirpare organi, bloccare l'intestino o l'uretra in modo da far scoppiare la vescica sono cose di tutti i giorni... Non avete idea di che cosa i professori e gli studenti sono capaci d'inventare... Immaginatevi, avete dovuto subire un grave intervento chirurgico, state tra la vita e la morte. Il vostro quadrato di cemento viene pulito con getti d'acqua gelata. I cani ne vengono investiti anche subito dopo un intervento chirurgico. Non c'è da meravigliarsi che i più muoiono. Meglio così. Se sopravvivono, entro pochi giorni servono per un altro esperimento. Un cane è sopravvissuto a sette esperimenti ».
p. 311: «Recentemente ho chiesto a un giovane medico come i nuovi studenti potevano giudicare se ci fosse stato bisogno di dare un analgesico a un cane che sia stato "devocalizzato", come dicono loro. (Recisione o cauterizzazione delle corde vocali. — N.d.A.)
Mi rispose: Oggi l'opinione prevalente nelle scuole mediche è che i cani non avvertono dolore, i cani non soffrono...
Se un ricercatore può seriamente respingere l'idea che un animale soffra, quale affidamento possono dare le sue conclusioni sui risultati di un esperimento?
Senza una comprensione fondamentale del dolore, delle sue cause e del suo significato, che razza di medici vengono prodotti dalle scuole mediche di oggi?...
(…)
tratto da: Imperatrice Nuda - Leggi tutto il resto del capitolo "IL SADISMO"
FONTE


martedì 14 gennaio 2014

Per la ricerca vengono utilizzati 12 mln di animali ogni anno. Le aternative ci sono? - ilsostenibile.it

Oltre 12 milioni di animali ogni anno vengono “sacrificati” nei laboratori europei, novecentomila solo in Italia. Un dato ancor più allarmante se si considera che il 92% dei farmaci che ha avuto risultati sugli animali non è efficace sull’uomo. Che la sperimentazione in vivo sia una necessità sono in molti a non crederlo e, tra questi, anche grandi scienziati e ricercatori, intervenuti al convegno “La ricerca scientifica senza animali e il nostro diritto alla salute” organizzato presso la Camera dei deputati dalla Federazione Italiana Diritti Animali e Ambiente. “Si tratta di una violenza legalizzata, ritualizzata nelle procedure, nascosta dalla cosmetica del linguaggio,” ha detto introducendo i lavori il deputato Michela Vittoria Brambilla. (continua a leggere QUI!) 

Checchè ne dica Panorama in un articolo di Claudia Daconto, l'evoluzione della scienza umana può e deve realizzarsi senza i freni della "falsa scienza" che poggia le basi sulla morte di altre specie animali. La vivisezione/sperimentazione animale ormai non è ritenuta nè predittiva nè salutare come modello per la specie umana, come ormai affermano molti scienziati nel mondo. C'è invece chi si ritiene onnipotente dall'alto della sua ricchezza finanziaria dovuta al business che muove (donazioni, sovvenzioni, allevamenti di animali da laboratorio, ecc.) ed è sordo e cieco alla innovazione incruenta. 12.000.000 di animali: un vero olocausto! (G.B.)

domenica 29 dicembre 2013

Il fine non giustifica i mezzi: una risposta a Caterina Simonsen - MAPPA VEGANA ITALIANA ...ed altri!

Riporto un interessantissimo post sulla vicenda di Caterina Simonsen, una ragazza gravemente malata. Caterina, a mio parere mossa da disperazione e disinformazione, ha avallato la ricerca scientifica che usa, tortura ed uccide migliaia di animali non umani (ed aggiungerei anche umani...) per salvarsi, per guarire. 
Ribadisco l'inutilità della sperimentazione su animali non umani per cercare rimedi alle malattie di animali umani: le specie sono evidentemente diverse ed i risultati sono e continuano ad essere significativamente sbagliati o inutili.
Sottolineo, e non sto scrivendo di Caterina, che la prassi per rimanere in buona salute è l'informazione corretta per una prevenzione efficace delle malattie (alimentazione vegana con cibi biologici e sane abitudini di vita). L'informazione corretta non è resa pubblica sui mass media, che sono i portavoce delle menzogne o delle omissioni del potere. Le informazioni che ci servono sono intenzionalmente tenute nascoste alla maggioranza delle persone. I mancati profitti in cui incorrerebbero Big Pharma in associazione delinquenziale con Big Food, con il patricinio "interessato" dei governi, sarebbero enormi. La salute delle persone è vista solo come un buon affare: ci si può fidare di queste potenti entità? (G.B.)

"Nella foto: Due esseri senzienti con la stessa voglia di vivere, riposano insieme

Vivere nonostante i problemi di salute che l’affliggono non deve essere facile per Caterina, e a lei, contrariamente da quello che è accaduto sul web, va la nostra solidarietà di antispecisti. Avere 25 anni e non poter godere appieno della vita, e dipendere da macchinari e farmaci è una tragedia personale, alla quale però Caterina Simonsen ha voluto rispondere avallando una tragedia collettiva.
La tragedia collettiva di cui parliamo è la vivisezione o sperimentazione animale, come preferiscono definirla coloro che la difendono, comunque la si voglia chiamare, facciamo riferimento a una vergogna per l’umanità tutta, una pratica a cui soggiace un concetto allucinante: il fine giustifica i mezzi; qualunque scelta o azione è lecita pur di ottenere un risultato utile o positivo per chi la compie.
Caterina dice di amare gli Animali, è vegetariana (cosa lodevole), si fa fotografare abbracciata al suo compagno canino, studia per diventare una veterinaria, insomma la si potrebbe definire una persona a cui stanno a cuore gli Animali, allo stesso tempo per far fronte alla sua situazione difficilissima, e umanamente comprensibile, non esita a utilizzare metodologie derivanti dallo sfruttamento degli Animali. Ma chi non lo farebbe se fosse al suo posto? Ben pochi avrebbero il coraggio di spingere la propria coerenza personale sino a tali limiti. Se quindi di comprensione e di empatia si può parlare in questo caso, non possiamo, in tutta onestà, condividere il suo appello in favore della strage di milioni di Animali in nome di un “bene supremo” che sarebbe la salute umana (e nello specifico la sua).
Non possiamo e non vogliamo condividere un appello che trasforma una persona umana affetta da rare patologie in uno spot vivente pro-vivisezione, divenendo lei stessa strumento propagandistico (si spera del tutto inconsapevolmente, ma dubitare è lecito) nelle mani di chi gli altri è abituato a strumentalizzarli – a usarli - quotidianamente; e ciò perché siamo assolutamente convinte/i che mai i fini possano giustificare i mezzi. Perché se ciò accadesse, se tale paradigma divenisse consuetudine universalmente condivisa (ma forse lo è già), non ci sarebbe limite alla violenza, alla sofferenza e al dominio sull’altro. Molti in ambito animalista hanno accomunato le pratiche mediche naziste inflitte agli ebrei ai protocolli sperimentali con l’utilizzo di Animali, se il paragone può sembrare esagerato o retorico (ma del resto adeguato alla situazione visto e considerato che la stessa Caterina ha usato pubblicamente il termine “nazi-animalisti”), a sgombrare il campo dagli indugi basterebbe elencare le numerose conoscenze mediche, biochimiche e fisiologiche, le sostanze chimiche, che ancora oggi vengono utilizzate per il “bene supremo” umano, e che sono derivanti da torture inflitte agli ebrei nei campi di concentramento e sterminio nazisti: come il comune test di Clauberg sulla fertilità (per maggiori informazioni si legga: http://www.veganzetta.org/?p=3756), o sostanze di derivazione ormonale come il Progynon e il Proluton, largamente impiegate nei casi di sterilità e di rischio di aborto nella donne; sostanze che possono salvare la vita di un nascituro, o dare la gioia a una persona di avere un figlio. Chi siamo noi per giudicare delle persone che ricorrono a queste soluzioni nella speranza di guarire da una patologia che le ha colpite? Ma allo stesso modo chi siamo noi per giustificare i metodi raccapriccianti che hanno portato alla messa a punto di tali sostanze? Per Caterina le medicine che assume significano vivere, per molti altri esseri senzienti hanno significato dolore e morte. Caterina diviene vittima di malattie che possono, a oggi, essere curate solo con sostanze che hanno causato vittime non umane a migliaia: lei non ha colpa di tutto ciò. Ma ne diviene complice nel momento in cui decide di difendere pubblicamente tali metodi: non ne ha alcun diritto né come persona umana, né come malata. E’ questo il suo grande errore, ed è questo che non possiamo e non vogliamo condividere, e che anzi condanniamo fermamente. Nessun fine può giustificare i mezzi, nessuno oserebbe affermare ciò che afferma Caterina se le vittime sacrificali fossero i propri cari, la propria famiglia, o anche il proprio Cane (lo stesso della foto di cui si parlava prima, per esempio), questo perché saremmo colpiti nei nostri sentimenti, nei nostri affetti più profondi: meglio che accada ad altri, lontani, distanti da noi, diversi. In fin dei conti le vittime di Clauberg erano per i nazisti “solo ebrei”, quindi meno che umani, e le vittime dei farmaci che assume Caterina erano “solo animali”, quindi nemmeno umani.
Di sicuro molte persone si sentono più sicure perché protette da eserciti e da servizi segreti pronti a tutto pur di difendere un determinato modello di vita, anche a costo di torturare Umani, di imprigionarli, di ucciderli, di richiuderli ed espellerli come si fa con oggetti non desiderati. Ma ciò può essere sopportato solo da chi da queste vergogne trae giovamento, da chi ha la fortuna di trovarsi dalla parte del più forte. Ma a quale prezzo? Ci sarà mai fine a questo macello quotidiano che smembra Animali, Umani e il Pianeta stesso? E’ questo egoismo assurdo che abbiamo il dovere morale di sconfiggere, partendo da chi è l’ultimo degli ultimi: il non umano, vittima anche delle cure che salvano Caterina e in definitiva tutte/i noi.
Vorremmo vedere il sorriso di Caterina senza una maschera di plastica, ma allo stesso tempo vorremmo che tale sorriso non significasse lo strazio di milioni di altri esseri senzienti che hanno il suo stesso diritto a vivere una vita serena. Affermare che ora non si può fare altrimenti non può essere una giustificazione, sarebbe solo una resa ipocrita e una degradazione morale. Una scienza priva di un’adeguata riflessione etica è solo un’aberrazione della nostra propensione alla conoscenza, e può solo generare mostruosità, ingiustizie e dolore. La fine della sperimentazione sugli Animali non è una questione legata al superamento di necessità contingenti, ma è meramente una questione di volontà.
Per quanto esposto ci dissociamo da chi augura la morte a Caterina Simonsen, ma anche dalla sua presa di posizione a favore della tortura animale.

Saluti antispecisti.

Veganzetta
Forumetici
Gallinae in Fabula
Manifesto antispecista

Mappa Vegana Italiana"

FONTE DEL POST

estratto da "Imperatrice Nuda" di Hans Ruesh

Se è vero che la maggioranza dei medici difende la vivisezione, è altrettanto vero che i più non sanno che cosa difendono, perché non ne sospettano lontanamente l'inerente fallacia e crudeltà. I più hanno assistito solo a qualche rara esibizione vivisezionista all'università, poi hanno cercato di dimenticare ciò che hanno visto.

La maggioranza dei medici non ha mai messo piede in un laboratorio, così come la più parte dei vivisettori non ha mai passato cinque minuti al letto di un malato. E ciò già perché i vivisettori sono di solito individui che, dopo avere conseguito la laurea in medicina, sono stati bocciati all'esame di abilitazione all'esercizio della professione.

È sintomatico che quei medici i quali non hanno esitato a denunciare la vivisezione sono sempre stati tra i più eminenti. Più che di una minoranza, si tratta di una élite.

(…)

I vivisettori respingono le accuse di agire solo per lucro, per velleità di carriera o sadismo travestito da "curiosità scientifica", autoproclamandosi altruisti, facenti parte di quelle rare persone a cui sta a cuore unicamente il benessere dell'umanità.

Senonché, a prescindere dalla considerazione che l'umanità, quella vera, quella di Leonardo e Goethe, di Voltaire e Victor Hugo e Schweitzer, ha sempre vibratamente proclamato di non voler affatto progredire sulle sofferenze degli animali, è ormai ampiamente dimostrato — e la documentazione in materia è schiacciante — che la vivisezione è una pratica non solo disumana e quindi disumanizzante, ma una continua fonte di errori, che hanno causato gravi danni alla scienza e all'uomo e sono destinati a causarne molti altri ancora, annullando largamente qualsiasi ipotetico vantaggio; e nel migliore dei casi essa porta a risultati ampiamente scontati, dunque è inutile.

Difatti la storia della medicina dimostra chiaramente che tutte le conoscenze che abbiamo in medicina provengono dall'esperienza e dall'osservazione cliniche, e non dal campo sperimentale.

Leggi tutto il capitolo: COM'È POSSIBILE?
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Capitoli di IMPERATRICE NUDA:
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vedi anche: http://www.hansruesch.net/
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