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lunedì 22 aprile 2013

Proposta per una seria riflessione ai "vegetariani"

Voglio proporre ai vegetariani, molto semplicemente ed in parole povere, un piccolo esame di coscienza ed una grande riflessione. 

Forse non (tutti) sanno che:

- quando si cibano di uova sono complici dello sfruttamento e maltrattamento di galline allevate in piccole maleodoranti gabbiette che non permettono di vivere secondo la loro natura e solo a quello scopo, e della morte atroce di milioni di pulcini maschi economicamente inutili alla produzione di uova lasciati a morire di fame o tritati vivi;
- quando bevono latte vaccino o si cibano di formaggio e latticini vari, sono complici dello sfruttamento e delle sofferenze di mucche allevate a tale scopo, nonchè della morte dei loro vitelli a cui era destinato quel latte. Infatti le mucche per fare tanto latte vengono inseminate (stuprate) artificialmente per essere continuamente gravide in modo che producano latte in continuazione che dovrebbe essere dato al vitello.
Il vitello viene allontanato subito dopo la nascita: la loro destinazione successiva (sei mesi dopo), è il macello. Questa situazione, protratta nel tempo, causa seri problemi psicofisici che si evidenziano nella grandezza abnorme delle mammelle, nella sofferenza nel vedersi sottrarre il cucciolo, anno dopo anno per 5/6 anni, fino alla fine quando, nello sfinimento fisico totale, tanto che non hanno più la forza di alzarsi semplicemente per camminare...per andare dove poi? Sul camion che le porterà al macello! 

Con il modo di mangiare che ci hanno imposto, abbiamo assoggettato al mero profitto di alcuni, miliardi di animali che potrebbero vivere, per più anni, felici ed in modo naturale. Possiamo scegliere di lasciare che il mondo e gli animali muoiano di sofferenza e di stenti oppure di assumerci la grande responsabilità che dà la consapevolezza, informarci di più e correttamente, e smettere di consumare uova, latte e latticini: sono solo "prodotti" provenienti da crudeltà e morte...non dovrebbe essere difficile da capire! GO VEGAN! 
Liberi Tutti! 

Altri link d'informazione: 
http://www.all4animals.it/2013/04/30/linferno-delle-galline-ovaiole-litalia-bacchettata-dalla-ue-per-la-gabbie-troppo-strette/

"Finchè penserai di cambiare le cose mangiando salame e cotechino, non cambierà mai nulla! Sei avvitato sulla tua situazione, e te ne freghi della violenza, delle sofferenze inflitte ad esseri innocenti. 
Appartieni al sistema della vergogna che ti vede schierata/o in prima linea. 
Senza contare il danno ambientale, sociale, economico, sanitario. Senza contare la fame nel mondo che con la tua lugubre degustazione produci. Questo è il dramma di cui non ti rendi ancora conto. 
E' questa la catena da rompere. 
Quando gli animali torneranno ad essere liberi di nascere, di vivere e di morire a loro piacimento, solo allora si potrà assistere alla nascita di quel nuovo mondo di cui ti stai ignobilmente riempiendo la bocca." [Luigi Boschi]

venerdì 22 marzo 2013

Fumo, Bevo e mangio tanta carne!

Vegefobia By Veggie Pride Staff

Da «Riflessioni sul Veggie Pride» 
di David Olivier

La vegefobia


Il nome stesso di «Veggie Pride» fa evidentemente riferimento ai Gay Pride, poi Lesbian-Gay Pride, che si svolgono dagli anni Settanta in molte città. Mi sembra che il parallelo sia fruttuoso, e che alcuni concetti della militanza omosessuale si possano applicare anche per il vegetarismo. In particolare, è possibile riscontrare e denunciare nelle nostre società una vegefobia, un'ostilità contro coloro che si rifiutano di partecipare al grande massacro. Con il Veggie Pride rivendichiamo il nostro coming out, la nostra uscita allo scoperto. Sia la mia esperienza personale che le testimonianza di altri, mi portano a credere che questo non sia affatto semplice, e che dobbiamo far fronte alla chiara volontà di farci vergognare della nostra preoccupazione per gli animali non umani.

Quando un crimine viene commesso da una collettività, si sospetta di coloro che rifiutano di parteciparvi; è difficile credere che questo rifiuto non implichi un giudizio, una condanna silenziosa, che un giorno potrà diventare una aperta denuncia. La vegefobia testimonia implicitamente il fatto che, nel profondo, tutti sanno cha abbiamo ragione; tutti sanno che tutti dovrebbero smettere di mangiare gli animali. Questa vergogna che ci viene imposta, questo «Hitler era vegetariano» che ci si getta contro con tanta disinvoltura, non sono che il riflesso speculare della vergogna verso se stessi che provano tutti coloro che partecipano a questo crimine collettivo.


Ci sono mille modi per il vegetarismo di restarsene nascosto. Il primo è quello di tutti coloro che mangiano carne, rimuovendo qualsiasi domanda in proposito. Altri ammettono i loro dubbi, ma non li mettono in pratica, cedendo alla pressione della famiglia, dei colleghi, dei clienti, degli amici. Altri sono vegetariani, ma solo a casa propria, quando nessuno li vede. Altri ancora sono più convinti, ma evitano i pranzi familiari, portano il loro cibo da casa piuttosto che andare alla mensa e si tengono lontani da tutte quelle situazioni in cui la loro «particolarità» potrebbe essere notata.

Una parola sulle mense: dato che le/i vegetariane/i si nascondono, raramente le mense sono poste di fronte all'esigenza di fornire pasti senza carne. Quando però ciò avviene, oppongono una resistenza molto particolare, che a poco a che fare con le difficoltà tecniche che vengono invocate. Accetteranno più facilmente altri tipi di pasti particolari. Bisogna infatti notare che uno stesso pasto senza carne potrebbe soddisfare sia le esigenze degli ebrei che dei musulmani – e quelle di tutti, del resto! Dal punto di vista organizzativo, un menù unico, vegan, sarebbe in effetti una semplificazione, non una complicazione. E tuttavia è come se i carnivori non solo si permettessero di mangiare gli animali, ma si sentissero obbligati a farlo.

Il vegetarismo non è proibito dalle nostre leggi, ma si tende a considerarlo un'espressione di settarismo e, come tale, è sottoposto ad una repressione ufficiosa. D'altra parte, le autorità mediche francesi mentono sistematicamente sul vegetarismo e ancor più sul veganismo, diffondendo l'idea che l'alimentazione umana non possa fare a meno dello sfruttamento degli animali. Queste opinioni aberranti adombrano una minaccia legale contro chi vuole crescere i propri figli senza carne; se non è una motivazione sufficiente per sottrarli alla loro podestà, sarà una circostanza aggravante laddove ci siano dei problemi di tipo sociale o altro. E parallelamente sarà più difficile per questi genitori trovare dei consigli pediatrici e dietetici oggettivi e pertinenti, dato che i medici si chiudono spesso nel totale rifiuto. Insomma, se il carnivorismo non è imposto da nessuna legge scritta, ogni sua rimessa in discussione è sistematicamente emarginata.


lunedì 20 agosto 2012

Pensiero di Peter Singer

Peter Singer 
"Diventare vegetariano non è meramente un gesto simbolico. Non è neanche il tentativo di isolarsi dalle sgradevoli realtà del mondo, di mantenersi puro e senza responsabilità per la crudeltà e per la carneficina che ci circondano. Diventare vegetariano è il passo più concreto ed efficace che si può compiere per porre fine tanto all'inflizione di sofferenze agli animali non umani, quanto alla loro uccisione."

martedì 14 agosto 2012

Panorami 14 agosto 2012










Sognando un mondo migliore. 
Troppe ingiustizie. 
Troppe miserie.

(Dedicato a chi ha perso la strada, a chi non l'ha neanche cercata una strada, a chi la sta cercando, a chi l'ha trovata in salita e piena di ostacoli).

domenica 12 agosto 2012

Pensiero di Tom Regan

"Un giorno, mentre mi trovavo nella biblioteca universitaria, presi dagli scaffali un libro intitolato An Autobiography: The Story of My Experiments with Truth. L'autore era qualcuno di cui riconobbi subito il nome e la cui visione del mondo conoscevo almeno parzialmente per via indiretta. In effetti, non avevo mai letto niente di suo. Il suo nome era Mahatma Gandhi. [...] Gandhi aveva decisamente ragione su alcune cose. 
Mangiare animali, mangiare la loro carne, come facevo io, di certo favorisce il loro massacro, la loro morte violenta e assolutamente terribile [...]. Inoltre, da quanto cominciavo ad apprendere sull'alimentazione, venni a conoscenza del fatto che non era necessario mangiar carne per godere di una corretta alimentazione. A questo punto tutto era chiaro: il massacro di animali a scopo alimentare è qualcosa di inutile. [...] Dalla lettura di Gandhi avevo appreso che alcuni indiani consideravano il cibarsi di una mucca come qualcosa di totalmente ripugnante. Capii allora che a me succedeva lo stesso con cani e gatti: non avrei mai potuto mangiarli. Le mucche erano così diverse dai cani e dai gatti da richiedere una considerazione morale differente? E i maiali, anche loro erano diversi da cani e gatti? Forse qualcuno degli animali di cui mi nutrivo era così diverso da cani e da gatti?" 

Un semplice campo di mais...


sabato 11 agosto 2012

Andando in bici


E' stato Paolo Rumiz a farmi notare la potenzialità di questo gerundio ciclistico che, essendo un verbo non finito (o infinito), con un senso di durata, dà l'idea della continuità, del succedere delle cose così come succede la vita, un ciclo di accadimenti che si avvicendano, come l'asfalto fugge da sotto le ruote della bicicletta.
La parentela etimologica "ciclo-bicicletta" sugge
risce l'esistenza di qualche connessione tra la metà meccanica di me centauro e la rappresentazione - anche simbolica - che diamo del nostro "andando" nel mondo. 
Un giorno suo figlio gli disse dal seggiolino, mentre lui lo portava a spasso: "Papà: andiamo stando".
 
Mi chiedo se andiamo stando sia una foto o un film, un verbo o un locuzione avverbiale, una potenzialità o il suo dispiegarsi nel mondo delle cose che accadono, acqua trattenuta dalla diga o acqua che scorre tra i sassi.


Emilio Rigatti, Confini blu (Ediciclo Editore)