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lunedì 21 aprile 2014

COLTAN (aggiornamento fonti)

Cos'è il coltan?
Pare che non molti lo sappiano perchè tenuti all'oscuro: la solita tecnica delle multinazionali che omettono o mentono.

Le implicazioni sociali sono evidenti se ci si informa: guerre, armi, nuovi schiavi, spesso bambini perchè, minuti, riescono ad entrare in piccole fessurazioni della terra e ad estrarre questa sabbia sporca che contiene la materia prima più richiesta dalle multinazionali produttrici di apparecchi elettronici (Samsung, Intel, Microsoft, Motorola, Sony, IBM, Apple).

Dal Coltan (combinazione di Colombite e Tantalite) si ricava la Tantalite che viene utilizzata per produrre condensatori miniaturizzati che, a parità di capacità, sono molto più piccoli di quelli elettrolitici (consultare i commenti a questo articolo e la voce COLTAN nel Treccani). Quindi è di importanza strategica per chi produce elettronica.

Inoltre il Coltan contiene una parte di Uranio per cui i "nuovi schiavi africani" che scavano a mani nude sono soggetti a cancro e ad impotenza sessuale, oltre ad essere sfruttati e privati dei più elementari diritti.


La maggior parte del Coltan (si calcola approssimativamente il 60/80% della quantità mondiale) è estratto nella Repubblica Democratica del Congo, dove i conflitti per la supremazia sul territorio tra bande armate non vedono la fine, anzi si acutizzano sempre più.

In Occidente si pensa o si crede che i conflitti in Africa siano per lo più dovuti a dispute tribali mentre il Coltan, ed altre materie prime essenziali per l'industria manifatturiera mondiale, nonchè i territori che li contengono, ne sono la causa principale.

Da qui i contrabbandieri lo esportano illegalmente perchè c'è chi compra. Buona parte del ricavato è destinato all'acquisto di armi per riaffermare con violenza la supremazia su quei territori.

Per arginare il fenomeno del commercio illegale, si sta tentando, a livello internazionale, di imporre per legge alle aziende manifatturiere di esplicitare pubblicamente la tracciabilità dei cosiddetti "materiali di guerra" (oro, stagno, tantalio e tungsteno). Se l'industria fosse obbligata a fare ciò, non potrebbe più approvvigionarsi al mercato nero.

Un provvedimento a riguardo dovrebbe entrare in vigore in USA nel Maggio 2014.

La UE, vigliaccamente finora non se ne è occupata, ma è stata costretta da pressioni internazionali a redigere un analogo provvedimento che rischia di essere inutile se non si obbligheranno le industrie alla trasparenza; infatti nessuna di esse avrà l'obbligo di dichiarare la tracciabilità dei materiali.

Dobbiamo, coscienti e consapevoli, boicottare pc e cellulari che contengono il maledetto minerale, per lo sfruttamento di persone, la devastazione ambientale ed i conflitti armati che causa, senza attendere che la comunità internazionale, spesso collusa con le mafie nell'import-export di coltan, ponga rimedi legislativi puntualmente disattesi.

FONTI:
Gesualdi: "Benvenuto coltan nell’Europa vigliacca"
Il costo umano di uno smartphone e tutto ciò che gira attorno al coltan
Coltan, il dramma dell'Africa in un cellulareColtan, la sabbia nera: quante vite costano i nostri telefoni cellulari?
Columbite-tantalite
Cos'è Il coltan?
COLTAN, LA SABBIA NERA. Quante vite costano i nostri telefoni cellulari?
Benvenuto coltan nell’Europa vigliacca
Coltan tra miniere illegali, sfruttamento e violenze
RD Congo: rapporto sul Coltan insanguinato
Protocollo per verifica della provenienza del Coltan

NUOVA FONTE:
Coltan e cassiterite: dalla guerra sangue nel cellulare

VIDEO:
Congo e coltan - il neocolonialismo 1/2
Congo e coltan - il neocolonialismo 2/2
Il tuo cellulare? Gronda sangue - Il Congo e la guerra del Coltan

lunedì 3 giugno 2013

Brano su specismo, antispecismo, etica vegan (Claudio Serreli)

 Uccidere animali non è affatto indispensabile per la salute e la sopravvivenza umana. La risposta che veniva abitualmente offerta riguardava la supposta incapacità degli animali a provar sensazioni – considerate esclusivamente umane – quali la paura, l’angoscia, la rabbia, l’affetto, la noia. Si sosteneva che questi esseri, semplicemente, non fossero consapevoli di esistere, non avessero la capacità di formulare pensieri, di distinguere, per esempio, la differenza tra la libertà e la prigionia.

Pur considerando l’arretratezza e la mancanza di buon senso, di empatia e di sensibilità insite in questa risposta (che peraltro, oggi, è superata da prove e studi di etologia) Peter Singer chiese, allora, di considerare con attenzione il trattamento che veniva riservato a quegli umani che, per nascita o per disgrazia, non erano più in grado di formulare pensieri o di aver consapevolezza del loro essere qui e ora. Ovviamente, queste persone, ricevevano cure e attenzioni e, nessuno, a parte i nazisti di ben nota memoria, si sarebbe sognato di usarli come cavie per esperimenti, di rinchiuderli e di allevarli per sfruttarne la pelle, la carne, le ossa, il lavoro o il divertimento che potevano rendere.
Era dunque ovvio che la supposta incapacità degli animali a pensare non fosse la risposta giusta, non fosse, in altre parole, la reale discriminante che ci permetteva di decidere chi poteva essere torturato, ucciso e mangiato e chi, invece, aveva diritto alle cure e al rispetto.

Perché è chiaro che se la discriminante fosse stata unicamente quella fino ad allora esposta, anche gli umani cerebrolesi avrebbero dovuto patir le sorti degli animali cosiddetti “da reddito”.

Dopo questa “uscita” di Peter Singer, allora, diversi filosofi conclusero che quegli esseri umani avevano il diritto alla cura e al rispetto morale perché facenti parte della nostra specie, in altre parole per il solo fatto di essere umani.
E questa, in effetti, è la risposta a cui ricorrono tutte le persone che non desiderano affrontare in maniera aperta e completa la questione animale. È la risposta che si fornisce più abitualmente. Ma Peter Singer non si accontentò di questa risposta. Peter Singer chiese il perché. Chiese perché l’appartenenza ad una specie piuttosto che ad un’altra garantisse il rispetto morale, il diritto alla vita, la garanzia di non essere comprati, venduti, rinchiusi, mutilati, uccisi.

Nessuna risposta è ancora arrivata.

Ed è ovvio che sia così, per il semplice fatto che l’unica risposta possibile dovrebbe essere strettamente connessa all’ideologia del dominio: la base fondante del razzismo, del fascismo, del sessimo, del militarismo…tutti ismi da cui, in tanti oramai, pretendono di avere preso definitivamente le distanze. Se, infatti, decidiamo in maniera arbitraria che una specie può fare ciò che vuole di tutte le altre, perché mai non dovremmo accettare che una razza, un esercito, un sesso, un’elite, una casta possa fare altrettanto con tutti gli altri?

Purtroppo è sempre bene ricordare che dominare una persona, un popolo una specie significa intervenire sul suo ciclo biologico, sulla sua libertà, significa cancellare questa persona, negare la sua identità, negargli ogni opportunità di realizzazione.

L’antispecismo sceglie di superare drasticamente l’ideologia del dominio, sceglie di farlo in tutti i suoi aspetti mettendo in evidenza anche (e ovviamente non solo) la questione animale che è il primo dei tanti gradini che portano al vertice di una ben nota piramide basata sulla violenza, il controllo e la gerarchia.

Il punto essenziale, però, è che anche chi riconosce e combatte questa piramide, molto spesso, non si accorge di esserne parte integrante, di utilizzare le sue stesse dinamiche, di favorirne la crescita e la spietatezza.

Succedeva in tempi passati, quando i vecchi compagni, tornati a casa dopo le lotte politiche, sfruttavano le loro stesse mogli, o insultavano e picchiavano il figlio gay. Succede oggi a molti libertari che accettano e partecipano al dominio di tutte le specie animali, che accettano e finanziano strutture circondate da fili spinati dove vivono, stipati in luoghi angusti, terrorizzati, inseminati artificialmente, alimentati forzatamente, sfruttati e infine uccisi, miliardi di individui la cui unica colpa è quella di non essere umani.

martedì 13 novembre 2012

FIRMA LAS 5 (CINCO) PETICIONES PARA LIBERAR A KSHAMENK by Contra el Maltrato Animal

Kshamenk es una orca que está confinada a un espacio extremadamente reducido, siendo obligada a divertir a los visitantes haciendo piruetas en el parque acuático MUNDO MARINO de San Clemente, Argentina. 
Kshamenk hoy nos necesita. Exijamos su liberación firmando las peticiones online.
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►► Firma y difunde:

▬ 1) https://www.change.org/es/peticiones/rehabilitar-y-liberar-a-la-orca-kshamenk

▬ 2) https://www.change.org/de/Petitionen/presidente-director-rehabilitate-and-release-kshamenk-back-to-the-wild

▬ 3) https://www.change.org/de/Petitionen/ministry-of-tourism-rehabilitate-and-release-the-loneliest-whale-in-argentina-kshamenk

▬ 4) http://www.change.org/petitions/mundo-marino-buenos-aires-argentina-release-this-poor-dear-of-a-whale-kshamenk

▬ 5) http://www.petitiononline.com/kshamenk/petition.html
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►► Video:

►◘ UN DÍA EN LA VIDA DE KSHAMENK
http://youtu.be/CKlhWWblHZ4

►◘ The saddest Whale in the World
http://youtu.be/AF-lTn6j69E

►◘ Su historia: Lee su controvertida historia en el siguiente enlace, firma y pide su libertad! (de Planeta consciente)
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=311051025632354

►◘ QUERÉS AYUDAR A KSHAMENK. UNITE!
NO A MUNDO MARINO, ACUARIUM
http://www.facebook.com/groups/168089953258675/

►◘ Todos los enlaces sobre orcas y acuarios:
http://www.orcahome.de/links.htm

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C.E.M.A. Contra el Maltrato Animal (Argentina)
www.facebook.com/CEMA.contraelmaltratoanimal
@CEMAargentina
https://twitter.com/CEMAargentina 

lunedì 12 novembre 2012

Carne "felice"? Un'altra ipocrisia. di Francesco Pullia

Siamo circondati, sommersi, da mistificazione e malafede. Spesso e volentieri, ci si appiglia a costruzioni mentali pretestuosamente strumentali pur di non scalfire credenze che, se si sgretolassero, metterebbero in crisi le basi di un sistema al tempo stesso ideologico ed economico. Il rapporto con gli altri animali, con i non umani per intenderci, è la cartina di tornasole di questa condizione, perché rimanda ad un insieme di ordini sedimentato, stratificatosi nel corso del tempo. Un insieme fondato sullo sfruttamento, sulla violenza, sull’assoggettamento, sull’annientamento dell’altro. Siamo soliti, ad esempio, interrogarci su “cosa” mangiamo, mentre dovremmo farlo su “chi”, su quale essere, sottoposto ad allevamento, uccisione, sezionamento, è finito nel piatto.

Non solo l’altro viene privato della vita ma viene oggettivato, reificato. Occultiamo, tramite l’invisibilità, i luoghi da cui il vivente uscirà sotto forma di trancio, di parte sottratta a una totalità palpitante. Rendiamo difficile l’accesso ai lager in cui individui di specie diverse, ridotti a numeri e cartellini, vengono forzatamente nutriti e sottoposti ad abrasioni o menomazioni per produrre carne, latte, uova, paté, confezioni di pesce, capi d’abbigliamento.

Lo strazio consumato lontano dagli occhi e dalle orecchie, lo sprezzante esercizio di brutale dominio perpetrato, come nelle deportazioni in massa durante il nazismo o lo stalinismo, con la complicità, diretta o indiretta, volente o nolente, dei consumatori, non (si) concede pause.

Come se non bastasse, ecco la trovata di ammantare l’orrore, fornendo un alibi, infiocchettandolo. Ed ecco, allora, loslow food, la “carne felice” o pseudo tale, scaturita cioè da un’operazione di imbellettamento il cui scopo è alleviare le coscienze dei consumatori. Come se al bovino o al suino allevato nelle fattorie “bio” non spetti, in fondo, identica fine del bovino o del suino che ha trascorso la propria esistenza nell’artificiosità dei grandi complessi industriali.

E’una sorta di etichettamento eufemistico, ha scritto Annamaria Manzoni, quello che “ci parla di mucche felici (di vedersi sottratto il vitellino appena nato, che viene allontanato urlante e disperato), che ci mostra maialini danzanti (per essere stati evirati, amputati, appena nati, di denti e coda), che definisce la caccia “buona” (perché stermina a pallettoni animali in sovrappiù per il gioioso piacere di uomini – e donne! – in assetto di guerra), di macellazione umanitaria (ma gli ossimori sono per definizione termini incompatibili tra di loro)”.

Un allevamento o un mattatoio “ottimali” sono, in realtà, un controsenso. Non possono esistere. E’ come se ci fossero stati campi di concentramento in cui gli internati venivano trattati “bene” per essere meglio inceneriti.

Come Guido Ceronetti, antiretore per eccellenza, ha constatato, “anche solo la vista di vagoni carichi di creature sofferenti dovrebbe lasciare qualche traccia (…). Chi sa questo e guarda anche solo per una volta gli occhi di un vitello dietro le sbarre, si sentirà – specie se ne è corresponsabile attraverso le sue abitudini alimentari - consciamente o inconsciamente colpevole, offeso nella sua umanità. Alla lunga, però, un comportamento che intuisce l’ingiustizia ma non fa nulla contro di essa rende malati e questa indifferenza nei confronti delle creature a noi affidate e della loro sofferenza è forse una malattia peggiore del morbo della mucca pazza, perché più diffusa”.

Non è ipocrita e mistificatorio, dunque, come è stato fatto recentemente sul Domenicale del Sole 24 Ore da parte di una “bioeticista”, utilizzare la foglia di fico del cosiddetto “benessere animale” per perorare meglio le “ragioni del mercato” (vale a dire dello sfruttamento)? E ancora: ha senso parlare di “biosicurezza” e “riduzione di lunghezza delle filiere” se, poi, la fine per l’animale è ugualmente segnata, l’esito è sempre tragicamente lo stesso?

lunedì 20 agosto 2012

Una raccolta di articoli sul land grab

Il land grab, traducibile con «rapina (grab) della terra (land), è di fatto la razzia delle terre praticata da multinazionali occidentali (in prima linea quelle italiane) ma anche da Brasile, India, Cina, Russia. Di seguito vi invito a leggere alcuni articoli raccolti nel web.

http://www.recommon.org/gli-arraffa-terre-la-nuova-pubblicazione-di-recommon-sul-coinvolgimento-italiano-nel-business-del-land-grab/

http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_stampa.php?intId=3509

http://www.vglobale.it/index.php?Itemid=61&catid=305&id=814&lang=it&option=com_content&view=article

http://www.jacktech.it/news/lifestyle/eco-stili/rapporto-wwf-caffe-carta-cotone-e-olio-di-palma-distruggono-il-pianeta.aspx

http://www.corriere.it/esteri/11_dicembre_29/land-grabbing-vigna_76714a0c-323e-11e1-848c-416f55ac0aa7.shtml

http://www.oxfamitalia.org/coltiva/coltiva/land-grab-bozza

http://www.oxfamitalia.org/coltiva/coltiva/il-land-grabbing-uno-scandalo-in-continua-crescita

http://www.enea.it/it/produzione-scientifica/energia-ambiente-e-innovazione-1/anno-2011/n.-6-2011-novembre-dicembre-2011/il-land-grabbing-minaccia-la-sicurezza-alimentare-dei-poveri-e-ne-peggiora-le-condizioni-di-poverta

http://www.recommon.org/storie-di-land-grab-in-mozambico/

giovedì 16 agosto 2012

Boicottaggio cotone uzbeko da parte di Zara. (by WalkFree.org)

SCHIAVI DELLA MODA

Questo settembre, il governo dell'Uzbekistan chiuderà le scuole in tutto il paese e la forza di oltre un milione di bambini di dieci anni verrà usata per raccogliere il cotone. Le condizioni sono così brutali che la stanchezza e i colpi di calore sono comuni -. Ma il governo Uzbeko continua ad ignorare le proteste internazionali. In risposta, oltre il 60 dei dettaglianti di abbigliamento leader nel mondo, da Gucci a Wal-Mart, hanno aderito ad un boicottaggio dell'industria contro il cotone dell'Uzbekistan finché il governo non smetterà di usare la schiavitù dei bambini. Ma Zara, il fiore all'occhiello del gruppo della moda leader nel mondo, non si unirà al boicottaggio. Insieme possiamo inviare un messaggio a Zara che dovrebbe essere uno dei marchi che respingono la schiavitù dei bambini nei loro abiti. Chi vuole chiamare Zara ad aderire al boicottaggio per tenere la schiavitù dei bambini fuori dai nostri vestiti? Quando arriviamo a 100.000 firme, faremo  consegnare la petizione al CEO, Pablo Isla, presso la loro sede a La Coruña, in Spagna.

Qui la petizione: http://www.walkfree.org/en/actions/zara?utm_source=Walk+Free+-+Action+Alerts&utm_campaign=42a83bf671-Zara-08_15_2012&utm_medium=email

I peggiori dittatori del pianeta: http://www.parade.com/dictators/index.html?utm_source=Walk+Free+-+Action+Alerts&utm_campaign=42a83bf671-Zara-08_15_2012&utm_medium=email

Il business di Zara-Inditex: http://www.bbc.co.uk/news/business-17455706?utm_source=Walk+Free+-+Action+Alerts&utm_campaign=42a83bf671-Zara-08_15_2012&utm_medium=email

Informazioni sul lavoro minorile forzato in Uzbekistan: http://www.cottoncampaign.org/quick-facts-on-uzbek-cotton/?utm_source=Walk+Free+-+Action+Alerts&utm_campaign=42a83bf671-Zara-08_15_2012&utm_medium=email

Boicottaggio globale cotone uzbeko: http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/asia/uzbekistan/8771473/Global-clothing-brands-boycott-Uzbek-cotton.html?utm_source=Walk+Free+-+Action+Alerts&utm_campaign=42a83bf671-Zara-08_15_2012&utm_medium=email

Bimbo in Uzbekistan guarda la pesatura del cotone raccolto  Foto: THOMAS GRABKA

giovedì 9 agosto 2012

SOLO LA TERRA TI RENDERA’ LIBERO! di Gianni Tirelli

SOLO LA TERRA TI RENDERA’ LIBERO! 

Ma tu non ne conosci il significato! 

Sei schiavo nell’anima e schiavo morirai!

di Gianni Tirelli

“Io non ho padroni, ne cartellini da timbrare – nessun vigile in agguato pronto ad estorcerti denaro, e colpirti al cuore del portafogli per liberare la sua frustrazione di schiavo e di nullità umana – niente acqua contaminata, ne aria infetta, ne stridenti rumori di ruote ferrate di tram mattutini, che annunciano rabbiosi un nuovo giorno di guerra..fra le rovine della città dei morti..”.

Il lavoro non paga più – non è più conveniente- sotto ogni punto di vista, che sia la salute, il benessere, il futuro o la felicità. E sto parlando di qualsiasi lavoro che dipenda da terzi e per il quale sacrifichiamo la gran parte della nostra vita ogni santo giorno, e i cui costi materiali, morali e umani, hanno superato di gran lunga i guadagni e i presunti vantaggi. Un dato questo, che sancisce la disfatta e la fine del capitalismo e quindi di un’epoca con tutti i suoi effetti diretti e collaterali sull’umanità e sull’ambiente.
Meglio restarsene in casa ad intagliare un pezzo di legno al caldo di un camino, mentre fuori la pioggia disseta il nostro orto e alimenta il pozzo – finalmente con i nostri figli per restituire loro il tempo dell’amore e dell’attenzione – l’imprinting che modellerà il loro carattere e deciderà le loro scelte future.

Per ciò che la ragione ci può suggerire, io credo che mai, nella storia del mondo si sia prospettata l’eventualità di una società che ha incentrato le sue ragioni e la sua stessa sopravvivenza sul consumo sistematico di beni inutili e superflui e per altro, inefficaci e dannosi.
Un paradosso a tal punto madornale che si scontra con la più elementare logica, capacità di comprensione e che, per il principio di causa/effetto, sancirà la fine di quest’epoca insensata e demenziale.
Ma se il Sistema Bestia campa proprio in virtù dei nostri comportamenti irrazionali, come possiamo uscire da questo labirinto e risolvere un tale enigma? Alla fine, come ci muoviamo, ci muoviamo, il cetriolo è sempre in culo all’ortolano!
Il Sistema andrebbe smantellato fino al suo ultimo bullone, saldatura e ribattino, ridisegnato e ricostruito partendo dalla storia pre/industriale.
E se comunque, per un motivo o per un altro, dipendi dal Sistema, ogni briciola che avrai guadagnato, svendendo la tua vita e umiliando la tua dignità, Lui se la riprenderà – e così la tua salute e la tua libertà. Se poi non hai un lavoro, in pratica, non esisti!
Ma tu devi tirare avanti, hai una famiglia da mantenere e vorresti tanto poter risparmiare. Ma come farlo se non hai una lira? Risparmiare poi infrange e viola le regole del Sistema Potere, che si alimenta e sopravvive proprio in ragione del tuo consumo e dello spreco! E se tu non consumi, sarai marchiato a vita al pari di un pericoloso sovversivo e ridotto in schiavitù.
Al risparmio dei cittadini poi, corrisponde di contro, un automatico aumento dei prezzi e delle tariffe energetiche, rendendo vana ogni strategia economica e parsimonia, e vanificando ogni buon proposito. Del resto non possiamo spendere soldi che non abbiamo o indebitarci per cose non necessarie!
Abbiamo per tanto appurato che oggi, risparmiare, non solo è impossibile ma controproducente per il Sistema società! Un vero e proprio maleficio/sortilegio che ci preclude ogni ragionevole via d’uscita. Una moderna schiavitù a piede libero che ci ha relegato nel limbo gelatinoso di una vita apparente.
E’ questo il nocciolo della questione, che può essere risolto solo in una condizione di autonomia e di autosufficienza – la sola a poterci garantire il necessario e quotidiano sostentamento ed essere noi, in grado di affrontare i momenti difficili con animo sereno, senza dovere rinunciare a beni primari e alla nostra dignità di uomini.
Ecco i motivi per cui, l’uomo di questo tempo, deve assolutamente tranciare di netto ogni dipendenza dal Sistema e smetterla di inseguire i canti seducenti delle sirene della modernità!
Se oggi non ci rendiamo autonomi – una buona volta per tutte – dando fondo alle ultime risorse di volontà e di coraggio rimaste, e in un sussulto di dignità e di rabbia, rovesciare il tavolo dalla stupidità e dall’indolenza dei nostri gesti, avremmo perso per sempre l’ultima occasione per essere liberi. E solo la terra può compiere un tale miracolo.
Io, per fare un esempio pratico, ho un piccolo pollaio e posso contare su 4/5 uova al giorno. Con gli avanzi del pranzo e della cena, alimento le mie galline in aggiunta di alcune particolari erbe che trovo in collina. Consumo verdure di stagione che coltivo nell’orto e altre selvatiche che raccolgo in campagna. Produco l’olio necessario per il fabbisogno famigliare, del buon vino, e un ottimo aceto. Ho frutta e ortaggi in abbondanza che trasformo in confetture e conserve, disponendo inoltre di tutto ciò che la natura mi dispensa stagionalmente con la generosità che la caratterizza!
Non faccio uso di riscaldamento, condizionatore e diavolerie de genere! Mi sono ambientato e ne ha giovato la mia salute, risparmiandomi da tutti quegli acciacchi e disturbi psicologici che caratterizzano l’individuo omologato della società dei consumi, ridotto al pari di un invalido.
Ma la cosa straordinaria e irrinunciabile, sta nel potere disporre del mio tempo! Un tempo tutto e solo mio che organizzo come meglio credo o come vuole il cielo. Tempo per i miei figli, per la mia donna, tempo per i miei cani e amici! Non ho padroni ne cartellini da timbrare – nessun vigile in agguato pronto ad estorcerti denaro e colpirti al cuore del portafogli per liberare la sua frustrazione di schiavo e di nullità umana – niente acqua contaminata, ne aria infetta, ne stridenti rumori di ruote ferrate di tram mattutini che annunciano rabbiosi un nuovo giorno di guerra.
Così mi nutro di odori, di profumi, sapori e colori, di emozioni perdute e di magiche atmosfere del passato, che in forma di istantanee, stampo nel mio cuore e codifico nella mia mente arricchendo quella sacra memoria che trasmetterò ai miei figli e nipoti.
Lontano dalla pazza folla e dalla frustrante frenesia omologante di caotiche metropoli – quei “non luoghi” dove il Sistema necrofilo testa con successo, tutte le sue allucinazioni, per poi diffonderle e renderle fruibili in ogni angolo del pianeta.
Ecco i motivi per cui, l’uomo di questo tempo, deve assolutamente tranciare di netto ogni dipendenza dal Sistema Bestia e smetterla di inseguire i canti seducenti delle sirene della modernità.
Se oggi non ci rendiamo autonomi – una buona volta per tutte – dando fondo alle ultime risorse di volontà e di coraggio rimaste, e in un sussulto di dignità e di rabbia, rovesciare il tavolo dalla stupidità e dall’indolenza dei nostri gesti, avremmo perso per sempre l’ultima occasione per essere liberi. E solo la terra può compiere un tale miracolo.

Tratto da: SOLO LA TERRA TI RENDERA’ LIBERO! Ma tu non ne conosci il significato! Sei schiavo nell’anima e schiavo morirai! | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/08/08/solo-la-terra-ti-rendera-libero-ma-tu-non-ne-conosci-il-significato-sei-schiavo-nellanima-e-schiavo-morirai/#ixzz232mMhvHu
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario! 


Ringrazio "Informare per resistere" 
http://www.informarexresistere.fr/2012/08/08/solo-la-terra-ti-rendera-libero-ma-tu-non-ne-conosci-il-significato-sei-schiavo-nellanima-e-schiavo-morirai/#axzz22xe0hfuQ

A QUANTO PARE E' L'UNICA VIA D'USCITA CHE CI SI PROSPETTA!!!

venerdì 9 marzo 2012